Italia-Usa, Pastorelli (Atlantic Council): “Crisi temporanea, non possono rompere”

Italia-Usa, Pastorelli (Atlantic Council): “Crisi temporanea, non possono rompere”

(Adnkronos) – “I rapporti bilaterali tra gli Stati Uniti e l’Italia si estendono ben oltre le dichiarazioni dell’attuale amministrazione Trump, e sia Roma che Washington non possono ‘rompere’ con l’altro. Quella di oggi è una crisi temporanea tra la premier italiana e il presidente americano, che evidenzia, in realtà, un problema di dipendenza strutturale più profondo che affligge le relazioni transatlantiche da due decenni ormai”. E’ l’analisi fatta con l’Adnkronos da Jacopo Pastorelli, analista dell’Atlantic Council e membro dell’Europe Center presso il think tank della capitale americana, parlando della ‘rottura’ tra Roma e Washington, con gli scambio di fuoco tra Donald Trump e Giorgia Meloni. 

Ma, “nonostante gli attacchi, Roma rimane saldamente ancorata nel suo orientamento atlantista in quanto paese fondatore dell’Alleanza Atlantica, protetto dall’ombrello nucleare americano con armamenti nucleari stazionati sul nostro territorio ed unico paese al mondo (assieme al Giappone) autorizzato ad assemblare gli F-35 americani e recentemente abilitato ad addestrare i piloti sui veicoli aeronautici di ultima generazione”, sottolinea l’analista. 

Secondo Pastorelli, i commenti di figure vicine all’amministrazione Trump – come l’inviato speciale Paolo Zambolli che ha parlato di una rottura della relazione – sono semplicemente l’adozione della linea dura del presidente a qualunque costo. Nel frattempo, Roma e Washington sono legate non solo da un interscambio totale del valore di circa 110 miliardi di euro, ma soprattutto da un legame storico e culturale vastissimo, con una comunità di italoamericani di quasi 20 milioni di persone tra i 50 stati, che “semplicemente impedisce politicamente un distacco tra Italia e Stati Uniti”, spiega l’analista. 

Durante il fine settimana, dalla Farnesina, dall’Ambasciata italiana a Washington e dai consiglieri stretti della presidente del Consiglio è arrivata la spinta ad abbassare i toni ed interrompere la spirale retorica di escalation. Inoltre, il ministro degli Esteri Antonio Tajani si è sentito brevemente al telefono con il segretario di Stato Marco Rubio per cercare di chiarire e coordinare la cancellazione del Business Forum Italia-Stati Uniti (evento che era previsto per oggi a Miami), incominciando così il processo di mediazione diplomatica. In tutto ciò, Pastorelli non sottostima comunque gli attacchi verbali di Trump ai vari alleati, come quello contro la Meloni degli ultimi giorni. E per una chiara ragione: “Gli attacchi verbali contano molto, specie se riservati agli alleati, dato che indeboliscono la fiducia reciproca tra membri di governo, riducono i margini di manovra, la disponibilità al coordinamento internazionale e ledono l’immagine pubblica nei confronti di Washington, ripercuotendosi nelle elezioni domestiche di paesi alleati”. 

L’analista dell’Atlantic Council ritiene che la strategia comunicativa di Trump, spesso aggressiva e diretta, non sia una novità, ma si colloca anche nel contesto di due dimensioni d’azioni: da un lato aumentare la pressione in vista del summit della Nato in Turchia del 7-8 Luglio, al quale l’Italia arriva in una posizione di debolezza ed inadempienza, mancando di molto i target di spesa del 5% sulla difesa; dall’altro l’animosità del presidente verso l’Unione Europea come istituzione ed attore globale forte, con l’intenzione di indebolirla dall’interno attaccandone gli stati membri in maniera individuale.  

“È il classico ‘divide et impera’ del presidente. Certe volte gli attacchi e le minacce si rivelano efficaci – vedasi sul fronte commerciale – forzando l’Ue ad accettare il patto di Turnberry sui dazi, mentre altre volte meno, come gli attacchi agli europei a Davos sulla Groenlandia, che hanno rafforzato l’unità e la controrisposta europea”, afferma Pastorelli. Tuttavia, l’analista non ha dubbi che i rapporti Italia-Stati Uniti supereranno assolutamente anche questa crisi: “Basti pensare che entrambi i leader si apprestano ad avere all’orizzonte delle elezioni fondamentali, le Midterm a novembre e le elezioni nazionali nel 2027, e quindi inevitabilmente l’attenzione si sposterà dentro i confini domestici”. Allo stesso tempo, è stato distrutto definitivamente il ruolo di “ponte” che la premier Meloni dichiarava di svolgere: “La presidente del Consiglio ne uscirà ridimensionata e dovrà ritornare a prioritizzare il suo ruolo all’interno dell’Europa”, sostiene Pastorelli. 

Vari analisti transatlantici che avevano seguito la campagna presidenziale di Trump fin dall’inizio anticipavano molti punti di frizione tra Usa ed Europa e che un potenziale ruolo di “ponte” fosse altamente instabile, se non insostenibile. “Nonostante una relazione personale forte ed un orientamento politico allineato tra Meloni e Trump, le richieste americane si sono sempre imposte a scapito degli interessi nazionali italiani (ed europei), dal 15% dei dazi, all’aumento della spesa della difesa, all’interruzione di forniture militari dirette all’Ucraina, a pressioni sempre più forti per modificare la legislazione vigente europea in materia digitale”, spiega Pastorelli. “Sui vari dossier che sono in conflitto con le priorità strategiche dell’amministrazione Trump, l’Italia, soprattutto per difendere i propri interessi nazionali, dipende dalle istituzioni europee in quanto le competenze sono di esclusiva competenza di Bruxelles, e non ha potuto agire da sola né svolgere un ruolo di ponte efficace”, è la chiosa dell’analista. (di Iacopo Luzi)
 

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